Museo di Roma

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Home > Guestbook > Capitolo II: Anna e Marco
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FOTO 11 - ®Mimmo Frassineti

Roma, 16 agosto 2017

“E dai, per una volta fammi contenta!”
Anna lo guardò con gli occhi da ‘gattina innamorata’ (come diceva lui, già sapendo che quegli occhi annunciavano sempre qualcosa di noioso e ammorbante) e intanto sventolava il flyer raccolto in un punto informazione del Comune, lungo la strada.
“Ma cosa pensi di trovare in un museo?” se ne uscì Marco, come giocando la carta della disperazione (tanto ormai aveva bello che capito che sarebbero finiti al museo, quella domenica) “solo cose vecchie e polverose; sai che noia!”
“E se ti sbagli invece? Oggi è la prima domenica del mese e si entra gratis! Mia cugina, che ci sta facendo una specie di stage, non so…una cosa che si chiama Alternanza scuola lavoro, mi pare, dice che è proprio bello ‘sto museo. É tutto nuovo, con gli specchi dentro e un sacco di sorprese”.
Finale scontato per Marco. Niente affatto scontato l’effetto, invece, entrando nelle sale. Anna sembrava una bambina al Luna Park, tanta era la gioia nei suoi occhi e l’emozione che provava a camminare in quelle sale affrescate piene di quadri che illustravano Roma com’era. Quando poi scoprì che c’era perfino il Luna Park tra le fotografie inserite nel tavolo multimediale, a raccontare i luoghi della festa e del divertimento a Roma, nei secoli, le uscì addirittura un urletto di gioia.
“Guarda Marco, corri a vedere!” Il suo dito toccava lo schermo con avida curiosità, cercando nuove immagini e sorprese sempre maggiori. Una foto dopo l’altra, seguendo il filo di un discorso che partiva dai quadri e dalle stampe antiche per arrivare ai giorni nostri, con tanto di attori e rock star a lei ben noti.
“Hai visto? C’è pure il concerto di Bruce Springsteen al Circo Massimo! Magari, a guardare bene, vediamo pure le nostre teste tra quelle nella foto!”
Marco la guardò e gli scappò un sorriso bonario “c’avevi proprio ragione, piccoletta” e la strinse a sé con una tenerezza inedita, piena di stupore.
All’uscita, dopo quasi tre ore, mano nella mano discutevano ancora animatamente, su quale fosse l’emozione più forte provata quel pomeriggio, all’interno del museo.
(continua)

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