Museo di Roma

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Roma, 25 ottobre 2017

Con questo titolo si è aperta (dal 13 ottobre e fino all’11 febbraio 2018) alla Galleria di Arte Moderna di Roma Capitale la bella mostra dedicata a Francesco Trombadori (Siracusa 1886 - Roma 1961) che racconta il rapporto del pittore con i luoghi di Roma che più amò e che dipinse a partire dal 1915 e fino alla morte, nel 1961. Sono 60 tele, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private di tutta Italia; 25 disegni, libri, cataloghi di mostre e articoli di giornale provenienti dall'Archivio dell'artista, custodito nel suo studio a Villa Strohl-Fern. Una carrellata che abbraccia tutta la vita e l’esperienza artistica del pittore, a partire dagli esordi nel vivace ambiente della cosiddetta Terza Saletta del Caffè Aragno, nel primo decennio del XX secolo - dove l’artista si avvicina al formativo ambiente de “Il Convito” – rappresentati in mostra da disegni e illustrazioni dal gusto Liberty.

Quindi le opere del primo dopoguerra, legate all'ambiente di “Valori Plastici”, la rivista fondata da Mario Broglio e alle suggestioni del cosiddetto “Realismo Magico” di Bontempelli. Al ritrovato, oltre che personalissimo, neoclassicismo degli anni delle Biennali e delle Mostre del Novecento Italiano fa seguito, negli anni Trenta, l'ininterrotto rapporto con la città che si approfondisce nel contatto con la rivista “Circoli” (1931- 1939) fondata dal poeta Adriano Grande, per cui scrive come critico d’arte e i cui collaboratori sono – tra gli altri -  Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti, Alberto Savinio e Umberto Saba. Dopo il difficile decennio della guerra, il percorso espositivo si conclude con i dipinti dal 1950 al 1961, scaturiti dalle atmosfere del Caffè Greco e di Rosati a Piazza del Popolo: sono i “paesaggi del silenzio”, scorci immersi in un'atmosfera deserta e lunare.

Ovviamente non mancano i documenti e i carteggi provenienti dall'Archivio dell'Artista a Villa Strohl-Fern, oggi Casa Museo, ad illustrare l'importante attività di critico svolta da Trombadori a partire dagli anni Venti e per diverse testate nazionali.

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